Per gli ottant’anni di Umberto Piersanti. Omaggio

Poetarum Silva

Febbraio 1941

forse nevicava quel giorno
come adesso,
stroncava i gialli
impazienti favagelli
e nevicava forte nei Balcani
dove il padre soldato
nel suo lungo cappotto si rannicchia,
autarchico e gelato,
gelata la discesa
giù per il Monte,
lì passa la tua lettiga
madre,
in quattro la sorreggono
per l’ospedale

tu scalci,
hai fretta
d’uscire in mezzo al gelo,
sai che la vita
è oltre quel tepore,
altro non sai
e altro non ricordi,
inquieto come i favagelli
che la neve cela
dentro il bianco

e la sorella grande
col gelo della sciarpa
e sulla bocca
segue quella lettiga
all’ospedale,
l’altra prepara
la minestra con dentro
il pane,
la famiglia è di cinque
il numero più giusto,
la madre
ed anche il padre
hanno quei nomi immensi
del Vangelo

dalla bianca pineta
i corvi neri
scendono alle torri
che il bianco cerchia,
un aereo vola
così lontano,
lontano com’è ancora

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La nudità nei tempi bui

i sensi della poesia

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Mi pare di fare sogni brevi e veloci come il correre di un treno ad alta velocità. Giro la testa per seguire il treno nella sua corsa ma la sua immagine scompare, prima che io possa percepirla. Immagazzinarne la traccia.

Sono giorni intensi, in cui rimaniamo molto tempo con noi stessi o con le persone che sono nelle nostre abitazioni: genitori, compagne e compagni, nonni, sorelle, fratelli, figli, amici. Ognuno cerca di reagire come può a questo forzato isolamento, invocato per debellare un nemico invisibile e alquanto insidioso.

Non possiamo vederlo ma è qui, con noi. Può e non può raggiungerci. Isolarsi è la scelta adottata. Potrei sperare, che così facendo, ognuno abbia più tempo per se stesso e per meditare su come “porta” la propria vita nel quotidiano. Vorrei sperare che questo isolamento porti buon senso e un sano spirito di umanità nella gente. Ma, perdonate il mio…

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I poeti della domenica #443: Andrea Gibellini, La mia città

Poetarum Silva

(L’immagine potrebbe essere soggetta a copyright)

La mia città

La mia città non è una città

vive tra il fiume e la campagna
è sospesa vicino alle colline
e se lì scavi puoi scoprire
pesci venuti dal passato
scolpiti nel calcare:
l’azzurro del cielo come il mare è solo in sogno
nel silenzio, sotto il bianco delle pietre
e i pochi cespugli di fiori.

I rami di alberi che non sono più alberi

scendono a toccare il fiume
sbattono sui massi, rompono
le gelide acque sconvolte dal silenzio –
lontano il Secchia scorre nel buio –
ma è la visione di un giovane fiume,
andato via.

Città d’inverno

chiusa nella nebbia
che aspetti la stagione più bella
nel sole della primavera
(un prato strano violazzurro
che si staglia a ventaglio
contro un nuovo palazzo bianco
e i fiumi delle ceramiche
come fossero estive nuvole naturali…)
che oggi finalmente vedo e…

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“Jane Eyre” di Charlotte Brontë

◦ ღ ☼ Elena e Laura ☼ ღ ◦

Ciao a tutti, sono Laura!
Oggi voglio recensire un altro grande classico, il capolavoro di Charlotte Brontë. Si tratta del suo primo romanzo, pubblicato nel 1847.
Non è stato semplice scegliere, tra i vari volumi che ho acquistato, quale leggere per primo. Solitamente, leggo prima i libri che sono in coda da più tempo, ma questa volta ho “stravolto” le mie abitudini.
Mi sono lasciata tentare da una frase che ho letto sfogliando distrattamente il libro:

La vita mi sembra troppo breve per spenderla ad odiare e a tener conto dei torti altrui.

Sebbene sia una frase scontata, mi è sembrato un ottimo consiglio. Ai giorni nostri, la vita è sempre frenetica, fatta di competizioni e prevaricazioni. Questo romanzo, delicato ed educato, è stato una boccata d’aria fresca, facendomi sognare epoche, sì più difficili, ma dove il tempo correva meno velocemente.

mde

Nella prima parte del romanzo incontriamo Jane Eyre da…

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Bustine di zucchero #33: Giovanni Giudici

Poetarum Silva

In una poesia – in ogni poesia – si scopre sempre un verso capace di imprimersi nella mente del lettore con particolare singolarità e immediatezza. Pur amando una poesia nella sua totalità, il lettore troverà un verso cui si legherà la sua coscienza e che lo accompagnerà nella memoria; il verso sarà soggettivato e anche quando la percezione della poesia cambierà nel tempo, la memoria del verso ne resterà quasi immutata (o almeno si spera). Pertanto nel nostro contenitore mentale conserviamo tanti versi, estrapolati da poesie lette in precedenza, riportati, con un meccanismo proustiano, alla superficie attraverso un gesto, un profumo, un sapore, contribuendo in tal senso a far emergere il momento epifanico per eccellenza. Perché ispirarsi alle bustine di zucchero? Nei bar è ormai abitudine zuccherare un caffè con le bustine monodose che riportano spesso una citazione. Per un puro atto spontaneo, non si va a pescare la bustina…

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I poeti della domenica #438: Ferruccio Benzoni, Dormiveglia

Poetarum Silva

Dormiveglia

Ma taci per sempre non ripetermi
che non questa è la vita
dubitosa sempre a metà
tra un temporale e una tenerezza.
Lascia che a funestarmi sia un’iride
con li occhi verdeagro di lei incruditi
e un torbido di marcescibili amicizie…

Non so non importa se l’autunno
con la sua larvalità
arrubinata potrà trafiggermi
.                                                 – sul baratro di quale
vertiginoso più definitivo inverno

…Ma vi sia un attimo di grazia
di non voluttuosa pietà
non nel dolore solo ma nella malattia
di sentirsi per sempre fuori della grazia.

© Ferruccio Benzoni, Con la mia sete intatta. Tutte le poesie, A cura di Dario Bertini, Introduzione di Massimo Raffaeli, Marcos y Marcos, “Le Ali”, 2020, p. 154

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proSabato: Hannah Arendt, da “Tra passato e futuro”

Poetarum Silva

Di solito è la scuola a introdurre per prima il bambino nel mondo. Ora, la scuola non è affatto il mondo e non deve pretendere di esserlo; è semmai l’istituzione che abbiamo inserito tra l’ambito privato, domestico, e il mondo, con lo scopo di permettere il passaggio dalla famiglia alla società. La frequenza scolastica non è richiesta dalla famiglia ma dallo Stato, ossia dal modo pubblico; quindi, rispetto al bambino, la scuola rappresenta il mondo anche senza esserlo di fatto. In questa fase dell’educazione sono ancora una volta gli adulti, senza dubbio, ad assumere una responsabilità verso il fanciullo; ormai però non si tratta più tanto di rispondere del benessere vitale di una cosa che cresce, quanto di quello che chiamiamo stimolare il libero sviluppo di qualità e talenti peculiari. È questa l’unicità che distingue ciascun essere umano da tutti gli altri, in virtù della quale l’uomo non è solo…

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Le cose imperfette, Gianni Montieri

Poetarum Silva

le cose imperfette

Dicono di come la luna in Sudamerica/ sia più bassa, pare la si possa toccare/ qualche volta devo averla vista;/ ieri sera ad Affori rimaneva sotto/ l’altezza dei palazzi in costruzione/ appena sotto l’esatto schieramento/ dei lampioni, era mezza e gialla/ stava lì, cosa a cui manca un pezzo. Le cose imperfette(LiberAria, 2019) è il terzo libro di poesie di Gianni Montieri e prosegue il percorso iniziato con Futuro semplice (2010) e continuato con Avremo cura (2014). Quel che impressiona dei libri di Montieri, a chi come il sottoscritto lo ha letto negli anni, è la strenua coerenza del suo dettato poetico e della sua cifra d’ispirazione, in cui la linearità del verso, l’apparente semplicità della lingua, frutto di sapienti scelte terminologiche, sono accompagnate dalla limpidezza ed esattezza dello sguardo. In questo percorso ogni libro è una variante sul tema, una diversa declinazione di un rapporto con la…

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Bustine di zucchero #30: Gustavo Adolfo Bécquer

Poetarum Silva

In una poesia – in ogni poesia – si scopre sempre un verso capace di imprimersi nella mente del lettore con particolare singolarità e immediatezza. Pur amando una poesia nella sua totalità, il lettore troverà un verso cui si legherà la sua coscienza e che lo accompagnerà nella memoria; il verso sarà soggettivato e anche quando la percezione della poesia cambierà nel tempo, la memoria del verso ne resterà quasi immutata (o almeno si spera). Pertanto nel nostro contenitore mentale conserviamo tanti versi, estrapolati da poesie lette in precedenza, riportati, con un meccanismo proustiano, alla superficie attraverso un gesto, un profumo, un sapore, contribuendo in tal senso a far emergere il momento epifanico per eccellenza. Perché ispirarsi alle bustine di zucchero? Nei bar è ormai abitudine zuccherare un caffè con le bustine monodose che riportano spesso una citazione. Per un puro atto spontaneo, non si va a pescare la bustina…

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I poeti della domenica #436: John Donne/Cristina Campo, Il sogno

Poetarum Silva

Il sogno

Per nessun altro, amore, avrei spezzato
questo beato sogno.
Buon tema alla ragione,
troppo forte per la fantasia.
Fosti saggia a destarmi. E tuttavia
tu non spezzi il mio sogno, lo prolunghi.
Tu così vera che pensarti basta
per fare veri i sogni e le favole storia.
Entra fra queste braccia. Se ti parve
meglio per me non sognar tutto il sogno,
ora viviamo il resto.

Come il lampo o un bagliore di candela,
i tuoi occhi, non già il rumore, mi destarono.
Pure (giacché ami il vero)
io ti credetti sulle prime un angelo.
Ma quando vidi che mi vedevi in cuore,
sapevi i miei pensieri oltre l’arte di un angelo,
quando sapesti il sogno, quando sapesti quando
la troppa gioia mi avrebbe destato
e venisti, confesso che profano
sarebbe stato crederti qualcos’altro da te.

Il venire, il restare ti rivelò: tu sola.
Ma ora il levarti…

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